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Bioregione bacino fluviale del Po:

Di Giuseppe Moretti,

Bioregione: un modo di essere e vivere. Niente a che vedere con certi regionalismi economici e corporativi in voga, né con gli eremiti del verde.Vediamo un esempio concreto per fare chiarezza.

Risalgono a circa 250.000 anni fa le tracce dei primi insediamenti umani in questa regione, già ben definita sin dall’era Cenozoica (ben 60 milioni di anni fa) nei suoi rilievi montuosi alpini e appenninici. Fu proprio l’erosione di questi rilievi, dovuta al susseguirsi dell’era Quaternaria di periodi Glaciali e Interglaciali in cui numerosi corpi idrici trasportarono a valle immense quantità di detriti, a caratterizzarne la natura prettamente alluvionale e anche il nome derivante: Valle Padana o Padania da padus (palude), ovvero terra di acque stagnanti.

L’origine della pianura è dunque la stessa del più grande corso d’acqua che la solca, il fiume Po (l’antico Eridano), la cui massa imbrifera ne ha definito i confini, regolato il clima, modellato il paesaggio, distribuito diverse popolazioni di piante e animali nativi, ispirato storie e culture. E analogamente ad ogni organismo vivente, il bacino fluviale rappresenta un insieme di relazioni che uniscono cielo, terra, acqua e culture: ciò che succede a monte influisce a valle, quanto avviene a valle prima o poi incide a monte.

Ecco perché chiamiamo quest’area:Bioregione Bacino Fluviale del Po.

L’uomo-donna è parte integrante di tale intreccio, La più antica civiltà di questi luoghi, i Camuni, iniziò a scolpire sulla nuda roccia la propria storia: cacciava l’alce,pescava e raccoglieva frutti selvatici,con i tronchi d’albero costruiva case,da scheggie di roccia ricavava punte di lancia…e le strade che percorreva erano i sentieri del cervo e del lupo. Insomma facevano intimamente e a tutti gli effetti parte della trama della vita (i nativi). Da allora un susseguirsi incessante di popoli e culture hanno via via umanizzato i luoghi di cui stiamo scrivendo.Dapprima impercettibilmente,aprendo piccoli spazi nelle immense foreste per coltivare cereali o pascolare greggi, poi costruendo villaggi, strade e città: in pratica delimitando i confini. Partire da ciò per affermare che il destino dell’uomo è sempre stato quello di sottomettere la natura è dunque affrettato e semplicistico. Gli esempi che attestano il contrario non mancano e ce li forniscono quelle genti e culture il cui progredire è avvenuto nella percezione del limite e del profondo rispetto reciproco. Certo, esistono anche casi che dimostrano la precisa volontà di trasformare/assoggettare la natura nella sua interezza e, oggi, sappiamo bene purtroppo come abbiano avuto il sopravvento.

Ma cosa significa oggi, pensare al grande bacino fluviale del Po in termini di bioregione? Cosa significa pensare al proprio posto-vita bioregionale in termini di sistemi connessi quando, guardandoci attorno, ci accorgiamo di vivere in un periodo dominato dal dinamismo fatuo di una società ipertecnologica che condiziona ogni cosa alle proprie leggi di potere, mercato e convenienza? Sembrerebbero domande senza risposte, invece queste non mancano affatto.Innanzitutto immaginare il bacino bioregionalmente non ha niente a che vedere con le rivendicazioni contemporanee di potere economico, politico, razziale o territoriale, ma piuttosto con un insieme di relazioni che unisce luoghi e persone in un ampio mosaico di ecosistemi naturali e culturali indipendenti. Sentirci in tutto e per tutto all’interno di una trama di eventi e di esseri viventi che non si esaurisce nell’ambito fisico/bioregionale della valle del Po, ma che va ben oltre. Le bioregioni sono componenti vitali di una più ampia dinamica planetaria dove insieme ai cicli di acqua, aria cibo, migrazioni, stagioni e flussi, l’uomo/donna è chiamato a fare la propria parte in luoghi specifici, le bioregioni appunto. Luoghi reali dove le comunità di campagna, paese e città sono invitate a sedersi a consiglio e prendere le decisioni nella consapevolezza di essere una parte del tutto.

La condizione inderogabile,tuttavia è che ciò parta dal profondo della gente, dal cuore e dalla mente per passare ad una prima agenda di lavori che potrebbe avere più o meno questa cadenza e immediata praticità

 

· Visualizzare i contorni della bioregione così come'è definita dal bacino fluviale,conoscerne le connessioni biologiche e fisiche, individuare le fonti dei guasti e cambiare gradualmente il modo di essere sul territorio reimparando a vivere nel territorio.Stare alla larga dai prodotti di sintesi,conservare l’acqua pulita,produrre meno rifiuti,riciclare.

. Insegnare ai giovani l’importanza della cultura locale,la storia,i miti le lingue parlate, i mestieri e come tutto sia interrelato:acqua , piante, animali, rocce e culture.

· Mangiare responsabilmente,acquistare in mercati e botteghe locali o direttamente da quei produttori che adottano metodiche di produzione eco-consapevoli. Conoscere ciò che portiamo sulla nostra tavola,dove e come viene coltivato,cosa contiene.

· Sostenere le attività sociali, artigianali, commerciali e di scambio che sono alla base di una sana e dinamica comunità locale. Negli scambi extra-bioregione, preferire forme e modi che tengano conto dell’impatto ambientale e non trascurare il fatto che il prezzo pagato vada a vantaggio delle economie locali e non delle corporazioni multinazionali.

· Incoraggiare il rispetto e la conoscenza per le diversità culturali e religiose presenti nella e fuori dalla bioregione.

· Ripristinare i sistemi naturali della bioregione, essere consapevoli delle esigenze del mondo non umano e lavorare affinché lo spirito selvatico del luogo trovi posto in ogni comunità locale come fonte inesauribile di autorealizzazione e ispirazione.

Giuseppe Moretti, centro di documentazione bioregionale, prodotti bio, ospitalità rurale-via Digagnola 24-Portiolo Mn- email:morettig@iol.it

 

 

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