| Recensione:"Dove
va l'anima dopo la morte?" |
ed. Elvetica - Cesare
Boni

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Ma perché la maggior parte della gente vive
nel terrore della morte o negandola: è considerato disdicevole
il solo parlarne, e molti credono che nominandola si rischi di tirarsela
addosso? Con la morte lasciamo il nostro corpo e questo ci spaventa,
e ancora di più ci spaventa lasciare tutte le nostre cose, gli
attaccamenti, insomma , e questa paura è acuita dal fatto che
nessuno sa cos’è.
Nascita e morte sono solo porte di passaggio, -dice il prof. Boni, e
se lo vediamo in questo senso, lo stesso processo di “morte”
si sperimenta anche quando ci si addormenta, quando entriamo nel sonno,
lasciamo il nostro corpo fisico per entrare nel “corpo di sogno,
eppure la cosa non ci sconvolge più di tanto!
Quando sogniamo siamo talmente coinvolti nei nostri sogni, che spesso
viviamo un’altra vita e di quel corpo fisico che giace sul letto
non solo non ne abbiamo consapevolezza, ma non ci importa un gran che,
in sogno abbandoniamo anche quelli che sembrano essere gli attaccamenti
più forti: mogli figli, carriera, denaro ecc.
La vita è eterna, e non come erroneamente alcuni pensano con
un inizio, una durata e una fine: nascita e morte sono solo due momenti
dello stesso flusso di coscienza. La vita e la Morte andrebbero viste
come un unico meraviglioso ininterrotto flusso di coscienza, in cui
la fine rappresenta l’inizio di un altro capitolo di vita. Inoltre,-
continua il prof. Cesare Boni- , perché quando decidiamo di intraprendere
un viaggio, siamo soliti informarci su ciò che vedremo, sentiremo,
proveremo, ma per un viaggio ben più impegnativo, lungo e importante,
quale l’abbandono della nostra forma terrestre, di solito non
vogliamo o sappiamo informarci in maniera corretta?
Una conoscenza più approfondita di questo nostro viaggio, ci
porterebbe invece ad un esame più serio della nostra vita, e
poiché la nostra morte dipenderà dal nostro modo di vivere,
si potrà andare sicuramente incontro ad una morte più
serena.