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L'Albero
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La sacralità della gravidanza, del parto e dell'allattamento |
Nonostante ti puoi aspettare da un corso di accompagnamento
prenatale di apprendere tecniche respiratorie o metodi per far nascere
il tuo bambino... Durante la gravidanza tu non devi preoccuparti di
imparare proprio nulla, se non il lasciare che le cose accadano. Devi
renderti conto che indipendentemente dalle tue azioni, o dalle tue
conoscenze, c'è già "qualcosa di molto saggio"
dentro di te, che sta facendo il proprio compito: meccanismi perfetti
e sofisticati fanno annidare il bambino, lo fanno crescere dentro
di te, così come lo faranno anche nascere. Non è quindi
corretto avvicinarsi e far avvicinare le future madri ad un "rito
sacro" quale è quello della nascita, con l'illusione di
poter controllare tramite tecniche o metodi quello che è "incontrollabile".
Tu devi solo ritrovare la fiducia in te stessa, nel sapere quando,
come e cosa è giusto fare. Durante tutta la gravidanza l'unica
tua preoccupazione dovrà essere solo quella di prepararti al
silenzio e all’ascolto: solo così potrai trovare la tua
strada per incontrare te stessa e il tuo bambino, una strada che non
è necessariamente la stessa per donne diverse o addirittura
per la stessa donna in due gravidanze differenti. E’ importante mantenere questo dialogo anche durante il travaglio, se comunichi affettivamente e continui a sentirti insieme a lui durante il parto, se unisci le tue energie con le sue energie vi sentirete molto più forti, imparando a lasciar fare, ad avere fiducia, ad abbandonarvi, a non ostacolare il processo naturale della nascita. È essenziale comprendere che il parto non è una questione di tecnica ma un evento sacro, un rito, un mistero. La nascita è uno dei momenti più alti e più intensi di tutta l’esperienza umana, così come lo è la morte: in entrambi i casi c’è qualcosa di estraneo, di impossibile da dirigere, da comprendere, o da controllare e che tuttavia accade nostro malgrado. In entrambe queste esperienze ci dobbiamo affidare per poter superare con serenità una soglia oltre la quale c’è una ignota trasformazione, un cambiamento, un inizio di un altro modo di essere. Può essere che temi di non riuscire a far fronte ad una esperienza che sembra più grande di te e che non puoi sapere fin dove ti porta. È uno di quei momenti speciali nella vita, in cui occorre affidarsi, senza mai perdere la fiducia nella bontà di tutto ciò che avviene, anche quanto gli eventi possano essere diversi dalle nostre aspettative personali o apparirci incomprensibili sul momento. La nostra mente "ignorante" non può conoscere le conseguenze future di ciò che sta accadendo e quindi non ha diritto di etichettare nulla. Esistono solo delle "esperienze", siamo noi che pur non avendo strumenti adeguati, diamo le definizioni di positivo o negativo. Queste esperienze, se spogliate dai nostri giudizi che sono sempre mossi dalle forti emozioni che ci attraversano, e che ci fanno indossare un paio di lenti colorate e deformanti che non ci permettono di vedere le cose così come realmente sono, risultano spesso essere degli strumenti invece adeguati e giusti per noi in quel dato momento, capaci di farci evolvere. Nel travaglio e nel parto dovrai quindi trovare il tuo modo per aprirti a questa grande forza che è la "vita" che ti attraversa, devi trovare il tuo modo di offrirti totalmente, e di non ostacolare, ma anzi di favorire lasciandoti trasportare da questa forza travolgente. Si tratta di una prova iniziatica in cui tu con il tuo stesso esempio comunicherai a tuo figlio questo positivo atteggiamento interiore di fronte alle difficoltà nella vita. Dovrai offrirti totalmente alle contrazioni, cioè a quelle onde, come afferma Leboyer, "col cui ritmo la donna può entrare in rapporto entrando in una sorta di danza alla quale legherà respiro e posizioni del corpo". Il silenzio e l'ascolto di sè che sono stati
compagni fidati durantre tutta la gravidanza e il parto potranno essere
anche un ottimo strumento durante allattamento e nell'accudimento
del tuo bambino. Solo tornando all'ascolto e al silenzio, sarai in
grado di essere, come è giusto che sia, lo specialista nella
cura di tuo figlio. Spesso la neo-mamma dubita delle proprie capacità
e si sente inadeguata. Spesso preferisce affidarsi al consiglio di
altri, dei libri o di specialisti solo perchè si lascia convincere
da chi le sta attorno che non è capace o competente per occuparsi
di suo figlio. Ecco perchè allora è necessario ancora
una volta tornare all'ascolto di sè e del proprio piccolo abbandonandosi
totalmente al coinvolgimento emotivo con lui. Allattare è la migliore meditazione per una
madre: è un momento di silenzio e di ascolto ricettivo. Non
appena si riesce a superare la fase di ribellione in cui si considera
quest’arte come una perdita di tempo, si può riscoprire
che la tranquillità che ne deriva è il miglior regalo
che si possa fare a se stesse. Puoi così imparare a sgombrare
la mente da mille e più pensieri che si succedono vorticosamente,
a non avere fretta, a comprendere, dare e amare senza pretendere nulla
in cambio. Impari a vivere l’attimo presente.
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