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Gli insegnamenti di liberazione del buddhismo tibetano: una via di conoscenza della mente |
| Buddhismo e natura |
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Budda ha avuto l’illuminazione che il mondo consiste in un flusso
ricco e complesso di processi interdipendenti. L’illusione di
soggetti e oggetti distinti e indipendenti procede semplicemente da
un’ignoranza egocentrica.
Abbiamo
solo una terra e ogni danno causato si rivolterà contro di
noi. Tutti gli
esseri sensibili, dagli insetti più minuscoli ai mammiferi
più grossi, passando dagli esseri umani, sono gli elementi
di una stessa coscienza fortemente gerarchizzata e che dipendono tutti
dal loro ambiente fisico per la loro sopravvivenza. E’ fondamentale per l’uomo sviluppare il suo Spirito per trovare la verità e liberarsi dal peso della condizione umana. Basandosi su un comportamento morale, lo Spirito si nutre con una meditazione serena e profonda che genera una comprensione più chiara e più precisa della vera natura della realtà. Ne risulta una comprensione profonda della verità , del carattere temporaneo, insoddisfacente e impersonale di ogni cosa, che procura un sentimento di altruismo, di compassione e di attenzione nei confronti di ogni essere. Tuttavia, si tratta più di un approccio che ognuno deve effettuare per se stesso che di un sistema di credenza . La
casualità etica. Concretamente, l’intensità della gioia e del dolore che sentiamo risultano direttamente dalle nostre azioni, cioè dalla nostra morale. Nel buddismo, il fondamento della moralità è la “Legge del Karma” , che, letteralmente, significa “azione”. Il Budda definisce il karma come intenzione, desiderio o volontà. In altri termini, il valore etico di ogni atto è determinato dall’intenzione o dal desiderio che lo motiva. Tutti gli atti volontari hanno potenzialmente un risultato vipaka (é ciò che il buddismo chiama il principio di causalità etica. In termini più semplici, le buone azioni danno frutti buoni, cioè piacevoli, mentre quelle cattive danno frutti dolorosi). Tuttavia, questo processo non è né statico né deterministico, perché gli esseri umani sono costantemente in azione e quindi possono modificare o cancellare i risultati potenziali di atti anteriori. L’accezione buddista del karma è una via media tra libera scelta e determinismo. Gli esseri umani sono anche influenzati dal loro condizionamento o dalle loro abitudini ( da cui certe derivano da una vita anteriore). Per esempio, se uno si arrabbia facilmente, ha la scelta tra lasciarsi andare o resistere. Ciò dipende, ovviamente, dalla forza di questa abitudine, dal desiderio di liberarsene e dall’energia che uno mette per affrontare questo problema particolare. Il buddismo insiste sull’importanza dell’iniziativa e dello sforzo umano e sulla necessità di assumere la responsabilità dei propri atti. L’uomo deve assolutamente investire una grande energia per sviluppare un karma buono e salutare e per ottenere il miglior risultato possibile dalla sua capacità di scegliere una strada benefica per la sua vita. Per prendere un esempio concreto, tutti i buddisti ritengono scandaloso fare del male agli animali. I più devoti, quindi non mangiano carne in certi periodi e, in Asia, addirittura, comprano animali destinati al macello per liberarli su terre che appartengono a monasteri. In Tailandia, i preti buddisti, insistendo sul principio buddista tradizionale di cercare di evitare il male, cominciano a svolgere un ruolo di primo piano nella conservazione delle foreste, opponendosi a volte agli organi governativi - molto influenzati dal modello di vita occidentale - che si interessano solo ai mezzi per sfruttare le foreste a fini lucrativi. Armonia
con la natura. Se consideriamo
la vita, ci rendiamo conto che essa fa parte di un quadro di relazioni
di causa e effetti intimamente legati (è il principio di casualità
etica). Tuttavia, ed è questo l’aspetto più importante,
possiamo dire che l’essere umano ha il potere, la capacità
e la libertà di effettuare cambiamenti importanti prima che
sia troppo tardi. Fortunatamente, un numero modesto ma crescente di persone sono pronte a dire “ho tutto quello che mi serve, grazie”. Esse preferiscono la qualità di una vita ricca di valori spirituali ad una vita piena di beni materiali ma vuota di felicità. A. Tiradhammo |
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