|
![]() |
|||
|
(di Filippo Massara -Ludi Sounds) Tutti gli specialisti sono oramai convinti che la terapia musicale è una RIscoperta, nel senso che è un'arte che viene da molto lontano. Infatti l'uso del suono organizzato, cioè della musica, per riequilibrare,riorganizzare, guarire l'uomo in senso globale, è antichissimo. Possiamo parlare di molte migliaia di anni, quando l'umanità viveva ancora in quello stato definito preistorico.Molte culture antiche sapevano che per il benessere dell'uomo, per preservarlo dalla malattia e per una giusta armonia con l'ambiente era indispensabile ricorrere ai poteri della musica. Il compito di utilizzare la musica e i canti era demandato a degli "specialisti", gli sciamani o uomini di medicina che conoscevano tutti i segreti del suono, del canto e della musica. Soltanto in questi ultimi decenni la ricerca scientifica europea ed americana sembra scoprire il ruolo essenziale che il suono e la musica hanno per l'uomo, sia sul piano psicofisico, sia nei processi evolutivi della coscienza. Se, come pare stia dicendo una gran parte dei ricercatori, il mondo fisico può essere interpretato come un vasto agglomerato di correnti di energia vibratoria e la materia come una ininterrotta interazione di onde sonore, non è difficile capire perchè l'uomo sia così interessato all'uso della musica per trasformare gli schemi del proprio corpo e del proprio mondo interiore. Il corpo umano è un sistema concepito per vibrare, infatti captiamo, udiamo, inglobiamo suoni non soltanto attraverso le orecchie e il sistema neuro-cerebrale, ma per mezzo di una serie di ricettori sparsi un po' dovunque sul corpo. Tutto il corpo è coinvolto dal suono e quindi dalla musica, e al suono risponde con un altro suono. il corpo agisce come un vero e proprio strumento musicale che entri in vibrazione.I musicisti e musicoterapeuti Steven Halpern e Louis M. Savary, concordano nell'affermare che se da un lato le nostre cellule, i nostri sensi possono essere considerati dei trasformatori di vibrazioni, dall'altro lato il corpo stesso è uno strumento che emette vibrazioni e suoni propri. Alcuni come i ritmi del respiro e il battito del cuore, sono udibili, altri più sottili e più profondi, sembrano sfuggirci. Probabilmente se disponessimo dell'apparato uditivo adatto potremmo persino sentire la nostra armonia personale. Il corpo riceve musica, la trasforma interiormente in emozione e risponde con vibrazioni proprie, con una musica propria. Il corpo si comporta come un diapason messo accanto ad un altro diapason. Percuotendo questo si avrà una vibrazione sonora, ma a questo suono anche l'altro diapason incomincerà a vibrare spontaneamente in risposta alle onde sonore emesse dal diapason che è ststo percosso. Il corpo in stato di riposo si comporta come un sistema vibratorio globale che vibra ad una frequenza fondamentale (apparentemente non udibile) intorno agli otto cicli al secondo. Non a caso anche le onde cerebrali alfa, prodotte dal cervello in stato di rilassamento , si aggira intorno agli 8 cicli al secondo, come non a caso la frequenza fondamentale della vibrazione terrestre è di 8 cicli al secondo (risonanza di Schumann).Non è difficile capire che gli schemi vibrazionali del corpo sono istintivamente portati a sintonizzarsi con le forme vibratorie che agiscono intorno al corpo stesso ( quelle del cosmo e dei corpi celesti,dei colori o quelle dei suoni naturali come il vento, le acque, i richiami del suono animale,la musica.). Proviamo a chiudere gli occhi e a concentrarci sui suoni che ci circondano mentre stiamo seduti in un parco cittadino: il rombo delle automobili e degli autobus, ma anche il canto egli uccelli sugli alberi, le sirene dei mezzi di soccorso, ma anche l'acqua della fontana, bambini che giocano e le madri che li chiamano. Suoni che si mescolano, che svettano sul rumore di fondo, suoni cupi e suoni acuti.in questo insieme sonoro c'è tuttavia qualcosa che non possiamo udire: colui che sta ascoltando quei suoni, seduto nel parco cittadino. L'apprendimento delle tecniche di ascolto musicale terapeutico partono da questo concetto basilare dobbiamo lasciare che la sensazione di essere colui che ode si trasformi nella sensazione dell'udire, dobbiamo trasformarci in suono. Chi ascolta è nello stesso istante il suono ascoltato. La capacità di eliminare la separazione tra il suono e colui che lo ascolta,comporta un nuovo modo di interpretare il mondo, un diverso rapporto tra noi e ciò che ci circonda, una visione dell'esistenza in cui non esiste più la separazione tra interno ed esterno, tra passato, presente e futuro.Qualunque cosa udiate in successione, il vento che soffia, i cani che abbaiano, la pioggia che schizza, qualcuno che ride, tutti questi suoni sono PRESENTI. L'unica cosa che possiamo udire è il presente. L'ascolto musicale terapeutico diventa così una presa di coscienza che ogni momento è nuovo ma è anche l'ultimo e che ogni momento è una nascita, una realtà presente che è cambiamento ad ogni istante. Così, vivendo l'evento musicale come unica realtà presente possibile,si eliminano le due trappole in cui spesso cadiamo: il senso di colpa e gli stati d'ansia. Ogni colpa è la sensazione di sentirsi persi nel passato e ogni ansia è la sensazione di sentirsi persi nel futuro. Dobbiamo dimenticare i modi di ascoltare musica usati fino ad oggi: spesso si finisce per dedicarsi all'ascolto musicale come ad una pausa spensierata nello stressante vivere quotidiano, in cui ci si abbandona passivamente al suono e attraverso la musica ci si dimentica degli affanni o si supera il senso di solitudine. Non che questo modo di ascoltare la musica sia negativo, una pausa musicale è sempre un momento benefico, ma l'ascolto musicale terapeutico è diverso da quello sopra descritto. A prescindere dal particolare non trascurabile che la musica agisce su di noi, indipendentemente dalla nostra volontà, l'ascolto terapeutico contempla una attività di attenzione multipla che coinvolge il corpo e la psiche. Tutto il corpo inteso come una globalità, un'unità delle diverse singolarità che lo compongono.Ascoltare in modo terapeutico vuole direabbandonarsi al flusso della musica e alle emozioni utilizzando uno degli emisferi cerebrali (destro), ma anche essere razionalmente attenti ( con l'emisfero sinistro) all'evento musicale che ci coinvolge. E' necessario che chi ascolta sappia, da un lato, confondersi e identificarsi con la musica e nello stesso tempo sappia limitare il gioco identificatorio, mettendo in atto un discorso emozionale che lo rende in un certo senso il padrone dell'avvenimento musicale. essere posseduti dalla musica e contemporaneamente esserne i padroni, nel senso di essere in grado di guidarla dentro di noi, come un antico maestro delle acque le sapeva distribuire sapientemente in ogni angolo del terreno coltivato. Ascoltare in modo terapeutico significa anche percepire le sottili modificazioni e variazioni che il suono produce dentro di noi e intorno a noi. Chi ascolta si accorgerà che il corpo immerso nella musica reagirà come uno strumento risuonatore: percepirà cioè il corpo come un diapason che risponde ad ogni suono con un altro suono. Non esiste più il cervello che pensa di ascoltare musica, ma l'unità corporea sarà immersa nella musica, sarà musica. |
|
| ©2003 Albero Sacro |