| Per
la salute dei nostri figli, Sindrome da Disturbo dell'Attenzione
e Iperattività (ADHD) e Ritalin: |
La tendenza a sottoporre i bambini a terapie prolungate
a base di psicofarmaci - al fine di risolvere problemi che andrebbero
invece probabilmente affrontati con metodologie pedagogiche ed educative
- è ormai sempre più diffusa, e riguarda ormai molti milioni
di bambini in età scolare e pre-scolare in tutto il mondo occidentale.
Questo fenomeno è ormai giunto all’attenzione dell’opinione
pubblica e dei media, ed impegna in un appassionato dibattito buona
parte della comunità scientifica internazionale. Il caso più
eclatante è quello della cosiddetta “sindrome da deficit
di attenzione e iperattività”, meglio conosciuta con l’acronimo
inglese ADHD, “malattia” che viene ormai diagnosticata fin
dal primo anno di età e la cui “cura” prevede la
prescrizione di psicofarmaci, le cui linee guida sono contestate da
associazioni di genitori, insegnanti, medici e giornalisti per la loro
eccessiva genericità, che porrebbe a facile rischio di abuso
nella somministrazione a bambini ed adolescenti.
È una vera e propria tendenza, quella di “schedare”
bambini irrequieti e indisciplinati come “malati mentali”:
sono ribelli, “creano problemi”, ed il farmaco diventa apparentemente
il modo migliore per tenerli a bada.
Secondo alcune autorevoli fonti mediche, questa situazione
è anche il risultato del preponderante modello medico–biologico
della psichiatria odierna, che riconduce ogni problema psicologico o
comportamentale a disfunzioni di carattere strettamente fisiologico,
tralasciando invece altre possibili cause quali quelle sociali od ambientali.
Ecco quindi che chiunque, inclusi i bambini, potenzialmente può
diventare un soggetto interessato da cure psichiatriche invasive.
La campagna "Giulemanidaibambini"
e promossa dall'omonimo Comitato, composto da realtà
del volontariato e da grandi centrali associative nazionali, e si avvale
dell'attivo contributo di numerosi sostenitori e di collaboratori impegnati
part-time e con spirito volontaristico a garantire il buon fine delle
iniziative sul territorio. Non e una campagna contro uno specifico farmaco
e contro gli interessi delle multinazionali farmaceutiche: lo scopo
e di stimolare il dibattito tra i cittadini, per dare risposta ai numerosi
interrogativi sollevati da studenti, genitori ed insegnanti sui pro
e contro delle soluzioni psico-farmacologiche in tenera età.
da www.giulemanidaibambini.org
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Facciamo
il punto su Ritalin e ADHD
di Maria Genovese
(www.ilverdemondodigaia.net
)
“La malattia è genetica, è una
disfunzione biochimica, il farmaco ce lo dimostra poiché modifica
il meccanismo dei neurotrasmettitori, e dunque ferma il sintomo”.
Questa è una dichiarazione rilasciata nel 2001 dal dott. Carlo
Cianchetti, dell’Università di Cagliari, presidente nazionale
della SINPIA, la Società Italiana di NeuroPsichiatria dell’Infanzia
e dell’Adolescenza, nel corso di una intervista per Report (RAI).
Eppure, oggi come allora non esiste evidenza scientifica alcuna di quanto
sostiene l’esimio Dott. Cianchetti: stiamo parlando della cosiddetta
Sindrome da Disturbo dell’Attenzione e Iperattività, meglio
nota come ADHD, e del suo farmaco di elezione, il Ritalin, prodotto
dalla Novartis.
Ad oggi non esistono test di laboratorio che siano confermati come diagnostici
per l’ADHD, e l’Istituto Nazionale per la Salute Mentale
degli USA riconosce che il Ritalin, e nello specifico il Metilfenidato,
suo principio attivo, ha una funzione soltanto nel sopprimere i sintomi
senza però curarne le cause.
Una patologia ritenuta organica in assenza di qualsiasi supporto scientifico,
curata nel sintomo e diagnosticata mediante approssimativi test psicologici,
in cui qualsiasi genitore può rivedere facilmente il proprio
figlio: può sembrare poco, eppure basta al Ministero della Salute
per declassare il metilfenidato dalla tabella I degli stupefacenti (per
intenderci,quella di eroina e cocaina) alla tabella IV, che comprende
farmaci che possono essere venduti dietro prescrizione medica (decreto
del 22 luglio 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 230 del 3/10/2003).
A rendere il tutto ancor più paradossale è il fatto che,
pur essendo sconosciuti i meccanismi biologici con cui si manifesta
la malattia, e di conseguenza anche il meccanismo di azione con cui
il metilfenidato la curerebbe, sono altresì ben noti gli effetti
collaterali che tale principio attivo ha sull’organismo: effetti
che vanno dalla tachicardia all’arresto cardiaco; dalla psicosi
alle allucinazioni; dall’aggressività alle convulsioni,
dall’anoressia a disturbi delle funzioni sessuali; dall’
arresto della crescita alla depressione; dall’iperattività
ad un peggioramento degli stessi sintomi dell’ADHD, alla ridotta
capacità di comunicare e di socializzare.
Per anni l’Iperico è stato bandito per le sue controindicazioni
relative semplicemente ad una riscontrata interferenza nell’uso
di determinati farmaci (nulla che non possa essere evitato semplicemente
informando chi ne volesse fare uso), ed oggi è sotto processo
in America l’Echincea, perché è incerta la sua efficacia
nella prevenzione delle malattie influenzali e da raffreddamento…
ma per il metilfenidato l’invito a presentare richiesta per la
registrazione e la commercializzazione del Ritalin in Italia è
addirittura rivolto alla Novartis da parte della Commissione Unica del
Farmaco (CUF) e del Dipartimento del Farmaco del Ministero della Sanità.
Perché?
La decisione di reintrodurre in Italia questo medicinale – a detta
di questi enti - è derivata dall'elevata incidenza dell'ADHD
in età pre-adolescenziale e dall'assenza di farmaci alternativi.
Allora forse è il caso di rivedere meglio da vicino quali sono
i criteri che portano alla diagnosi di questa patologia. Il soggetto
in analisi deve presentare le seguenti caratteristiche:
Carenza di attenzione:
· ha difficoltà a mantenere la concentrazione
· è incapace di prestare attenzione ai dettagli o commette
errori per disattenzione
· sembra non ascoltare
· fatica a seguire le istruzioni
· ha difficoltà organizzative
· evita o non ama compiti che richiedono un impegno mentale sostenuto
· si distrae facilmente
Iperattivo/impulsivo:
· giocherella con mani e piedi, si agita sulla sedia
· ha difficoltà a rimanere seduto
· corre e salta in maniera eccessiva
· ha difficoltà a svolgere attività tranquille
· agisce come se fosse spinto da un motore
· parla troppo
· risponde precipitosamente ancor prima che le domande siano
completate
· ha difficoltà ad aspettare o rispettare i turni
· interrompe e si intromette spesso nei discorsi altrui
Tipo combinato: sono presenti entrambi i tipi di sintomi
In pratica, a fronte di comportamenti piuttosto facilmente riscontrabili
in un bambino, viene diagnosticata una patologia neurologica che richiede
l’impiego di un farmaco, sulla cui sicurezza ed efficacia non
esiste alcun dato certo.
Ciò che maggiormente dovrebbe destare preoccupazione e non poche
perplessità, inoltre, è che, nonostante la FDA (Food and
Drug Administration, il Ministero per la Sanità USA), non abbia
mai approvato la somministrazione di stimolanti per la fascia sotto
i sei anni, il Ritalin viene somministrato ora anche ai lattanti.
Non si vuole in questa sede mettere in dubbio l’effettiva esistenza
di una Sindrome da Disturbo dell’Attenzione ed Iperattività:
quello che però lascia fortemente perplessi è che i principali
sostenitori dell’emergenza ADHD, e della necessarietà di
un intervento farmacologico a base di metilfenidato, siano legati a
doppio filo con la Novartis, casa produttrice del farmaco. La “Children
and Adults with Attention Deficit/Hyperactivity Disorder” (CHADD),
la principale associazione americana sorta in sostegno dei portatori
dell'ADHD, distribuisce un opuscolo informativo prodotto a cura della
Novartis e riceve da essa robusti finanziamenti. Ed in Italia, il dottor
Alessandro Zuddas, neuropsichiatra infantile del dipartimento di neuroscienze
dell'Università di Cagliari, tra i più accesi sostenitori
del Ritalin, svolge le sue ricerche sull’ADHD sponsorizzato dalla
stessa Novartis, e dalla Eli Lilly, produttrice di altro farmaco a base
di metilfenidato (Fonte: Report, 11 ottobre 2001)
Ma al di la di tutte le congetture che si possano fare, riguardo i possibili
interessi che potrebbero celarsi dietro la diffusione del Ritalin, rileggiamo
un ultima volta il test che viene utilizzato per diagnosticare la Sindrome
da Disturbo dell’Attenzione ed Iperattività. La domanda
più importante che dovremmo porci è: è giusto drogare
un bambino, per farlo adattare a tutti i costi ad un certo tipo di educazione
scolastica?
Tratto da www.giulemanidaibambini.org
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